VALLE DA PESCA

La valle da pesca è una porzione di laguna arginata, entro la quale diverse specie ittiche  crescono in condizioni di allevamento estensivo, sono libere cioè di crescere sfruttando le risorse che trovano in natura.

In valle non sono somministrati ne farmaci ne mangime, pratica non giustificabile economicamente date le vaste superfici utilizzate. I pesci sono in grado di trovare tutte le risorse di cui necessitano all’interno del mosaico di ambienti naturali di cui è composta la valle come bassi fondali, praterie sommerse e canali .  

Gli interventi dell’uomo sono esclusivamente diretti sull’ambiente di allevamento, e riguardano: la gestione sapiente delle acque dolci e salmastre; il mantenimento della morfologia dell’habitat di allevamento; l’introduzione annuale di nuovi giovanili; la pesca e la selezione del prodotto commercializzabile e il controllo dei predatori naturali (uccelli da preda come i cormorani).

IL CICLO DI PRODUZIONE

Il funzionamento di una valle è molto semplice e si basa su più cicli di accrescimento annuali.

La primavera rappresenta, per alcune specie a riproduzione marina, il periodo della montata, ovvero la spontanea migrazione dei giovanili dal mare verso le aree confinate delle lagune, qui il pesce si accresce durante l’estate sfruttando la naturale ricchezza di risorse tipica di questi ambienti.

Nelle valli da pesca, tra marzo e a maggio, vengono quindi “seminati” gli avannotti (per lo più provenienti da cattura) delle specie commerciali come cefali, branzini e orate. Può essere prevista una fase di preaccrescimento in vasca  allo scopo di portare i giovanili alla dimensione sufficiente a non essere mangiati dagli “ospiti” più grandi della valle.

Al sopraggiungere dell’autunno, con il peggiorare delle condizioni meteo-climatiche i pesci sentono il naturale richiamo del mare e comincia il fenomeno della smontata, la migrazione contraria che porta gli animali ad incanalarsi verso la bocca della valle, nel lavoriero.

A questo punto, concentrati gli animali, è possibile pescarli e selezionarli, destinando alla vendita gli animali di taglia commerciabile e stabulando i più piccoli in apposite peschiere di sverno dove le acque più profonde e la sapiente gestione dei flussi d’acqua dolce da parte del capovalle, consentono loro di sopravvivere alle rigidità dell’inverno.

La primavera successiva comincia dunque un nuovo ciclo, con la liberazione nei bacini vallivi di questi esemplari e la semina di nuovo pesce novello. 

Sono richiesti fino a tre anni, per alcune specie di cefalo, per il raggiungimento della taglia commerciale.

LE SPECIE ALLEVATE

Le specie allevate in valle si distinguono in principali, che  rappresentano la fonte principale di reddito, e accessorie. Tra le specie principali sono incluse l’orata (Sparus aurata), il branzino o spigola (Dicentrarchus labrax) e le cinque specie di cefali o muggini (Chelon labrosus, muggine labbrone; Liza aurata, muggine dorato; Liza ramado, muggine calamita; Liza saliens, muggine musino; Mugil cephalus, cefalo). A queste va aggiunta l’anguilla (Anguilla anguilla) che è una specie migratrice legata alle acque continentali in alcune fasi del proprio sviluppo. Tra le specie accessorie è incluso il latterino (Atherina boyeri), il ghiozzo go (Zosterisessor ophiocephalus), il gambero grigio (Crangon crangon), il gamberetto (Palaemon spp.) e il granchio verde (Carcinus aestuari).

Il novellame impiegato per il ripopolamento nelle valli proviene da cattura, più raramente da riproduzione artificiale. Il “seme selvatico” viene preferito perché si adatta maggiormente alle condizioni di allevamento che sono simili a quelle naturali.

VALLICOLTURA IN VENETO

Si contano circa 60 valli da pesca nel tratto costiero che va dal delta del Po alle lagune di Marano e Grado. Questi impianti di acquacoltura coprono una superficie di più di 20 mila ettari, nei quali sono sapientemente tutelati habitat naturali di importanza fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi acquatici di transizione (specchi d’acqua bassa, paludi salmastre e canneti), tutti ambienti indispensabili alla sopravvivenza della fauna selvatica come molte specie di uccelli migratori e nidificanti.

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